sabato 26 giugno 2010

Avventura in Mozambico


Diario giorno per giorno della settimana di workshop che Silver ha tenuto nei centri di terre des Hommes in Mozambico. Eleonora Silvestris racconta le emozioni di un'esperienza unica nei centri di protezione, all'interno dei quali si svolgono attività finalizzate alla prevenzione del traffico dei bambini, una piaga che si è acuita in occasione dei Mondiali di Calcio. Per evitare che questi ragazzi si spostassero in Sud Africa per portare a casa un po' di denaro attraverso accattonaggio e prostituzione, Terre des Hommes ha creato dei centri dove i giovani possono studiare e imparare trovando così una via di uscita da questa terribile piaga, Silver ha tenuto uno di questi corsi e ce lo racconta anche in un video.

Primo giorno
Sembrava il viaggio impossibile, cancellato al primo tentativo, il 18 aprile, dal vulcano Eyjafjallajokull. Madre Natura ha deciso di metterci di nuovo i bastoni tra le ruote, colpendo con un fulmine l'aeroplano che ci doveva imbarcare. Ma alla fine ce l'abbiamo fatta, e, dopo quasi ventiquattro ore, eccoci arrivati all'Aeropuerto Internacional de Maputo, su cui campeggia il simbolo in scala gigante del Mozambico: una zappa incrociata con un Kalashnikov.
Dopo un viaggio interminabile passato a respirare l'aria viziata di un numero infinito di aerei e terminal, inspirare a pieni polmoni, per la prima volta, il profumo di buono che aleggia nel vento africano, fa dimenticare tutto. A Milano piove da giorni ma qui il cielo è limpido, il sole scotta, e c'è quel venticello caldo che ti fa venire voglia di correre al mare.
Incontriamo Samuele, un giovane cooperante italiano di Terre des Hommes che vive a Maputo ormai da due anni, e saliamo a bordo di un pick-up. Attraversiamo gli stradoni di periferia della città, una periferia fatta di capanne di paglia e fango e palazzi in rovina; di polvere, di bambini che vivono per strada, di venditori ambulanti, di donne che trasportano gigantesche ceste in bilico sulla testa. Sembrerà strano, ma le persone sorridono, sembrano felici.
Man mano che ci avviciniamo al centro della città, le strade si fanno più piccole e le capanne diradano per fare posto ai palazzi, bisognosi di manutenzione come l'asfalto, pieno di buche. In giro vediamo bambini in divisa scolastica, pronipoti dei colonizzatori portoghesi in lucidi Range Rover, gente che chiede l'elemosina e turisti occidentali.
Verso le cinque, mentre scende l'oscurità su questa città che non siamo ancora riusciti a inquadrare, vediamo, fuori dalla finestra, uno dei più bei tramonti ai quali abbiamo mai assistito.
Foto di A. Frazzetta
Secondo giorno
Ci svegliamo all'alba, come sono abituati a fare tutti i mozambicani, che si alzano con i primi raggi di sole. Oggi ci attende il primo centro, Antiguos Combatentes, gestito da Terre des Hommes Italia: una delle più attive e riconosciute organizzazioni non governative focalizzate sulla difesa dei diritti dell'infanzia nei paesi in via di sviluppo. Qui in Mozambico ha cinque centri, chiamati Case del Sole. Sono veri e propri centri di protezione dei bambini, all'interno dei quali si svolgono attività finalizzate alla prevenzione del traffico dei bambini, una piaga che si è acuita in prossimità dei Mondiali di Calcio.
Antiguos Combatentes si trova a circa un'ora e mezza di macchina da Maputo. Si passa per l'autostrada, ai bordi della quale vivono accampate centinaia di persone, per poi arrivare a quelle strade fatte di terra rossa che si vedono così bene dall'aereo. Avvicinandoci al villaggio vediamo un fiume, dove donne e ragazzi lavano panni, automobili, e si fanno il bagno. I bambini ci salutano con i loro "ta-ta!".
È in questo villaggio fatto di capanne di paglia e fango che Silver, il papà di Lupo Alberto e Cattivik, tiene il primo workshop. Ci accompagna una troupe televisiva composta da Stefano, il regista, e Federico, l'operatore. Il caldo è atroce, ma, a parte noi, nessuno si lamenta. I bambini indossano i loro migliori vestiti, fossero anche maglioni di pile o una calzamaglia di lana. Sono educati e allegri, si siedono ai loro posti, e, al contrario di quanto accadrebbe in un'aula italiana, occupano subito i banchi in prima fila.
Silver spiega che il fumetto è un linguaggio universale, fatto di simboli; che non è la realtà, ma la sua rappresentazione grafica; Lupo Alberto non è un lupo, è la sua caricatura. Poi un po' di tecnica: i fumetti si leggono da sinistra a destra, da sopra a sotto, come le pagine di un libro. Segue compito in classe: inventate una storia in cui Cattivik, ribattezzato Mauzaço (cattivaccio), cerca di rubare, senza successo, qualcosa di molto prezioso. La reazione dei ragazzi è divertita ed entusiastica. Il risultato lo vedremo lunedì alla lezione successiva.
Lasciamo Antiguos Combatentes al tramonto, commossi dalla vivacità e dalla voglia di imparare di questi ragazzi.
Terzo giorno
Oggi la giornata è diversa. Ci lasciamo alle spalle le strade sterrate e le capanne di fango per dirigerci nella zona più lussuosa di Maputo, un quartiere fatto di ville, ambasciate, ristoranti e giardinetti curati. Al suo interno sorge la Scuola Italiana Giovanni Falcone, diretta da Silverio Lupi, un toscano tosto e simpatico. È una scuola italiana a tutti gli effetti, che va dalle elementari alle medie. Gli alunni sono perlopiù figli di italiani immigrati o di coppie miste, ma ci sono anche tanti bambini mozambicani. Qui, nei mesi di aprile e maggio si tiene un piccolo festival del cinema di animazione. Ospite d'onore questo sabato è Lupo Alberto, i cui cartoni vengono proiettati nella sala cinema della scuola.
Silver tiene una lezione all'aperto: sotto il sole a picco insegna ai bambini come disegnare i vari personaggi della fattoria McKenzie, dalla gallina Marta, al cane Mosè, al famoso Enrico la Talpa. Alcuni ragazzi e genitori conoscono a memoria le gesta e le battute dei personaggi, e tra pizzette e bicchieri di Traminer l'atmosfera è tale che fatichiamo a credere di trovarci nell'emisfero australe. La giornata si conclude con una visita al mercatino dell'artigianato di Maputo, nel quartiere Baixa. Vendono di tutto: bellissime scatole di ebano intagliato, animali di pietra, portacenere, tele dipinte a batik, statue.
La cosa che ci colpisce di più sono le meravigliose capulane, il costume nazionale di donne e uomini. Sono teli di cotone di tre o quattro metri quadrati, con stampe variegate e multicolore, dalle quali i mozambicani ricavano di tutto: eleganti gonne a vita alta, bandane, pantaloni e borsette.
Foto di A. Frazzetta

Quarto giorno
Oggi vacanza. Il sole picchia e la voglia di fare il bagno nell'oceano indiano è tanta, così chiediamo ai locali dov'è la spiaggia più vicina. Ci sconsigliano subito di fare il bagno nei pressi di Maputo, poiché l'acqua è troppo inquinata, e ci suggeriscono la località di Macaneta, a un paio d'ore di macchina di distanza. Ci andiamo con due pick-up e ci accompagna la troupe televisiva, oltre a Maria, sorella di Samuele, con i suoi amici Luca e Andrea, studenti italiani in vacanza che danno una mano a Terre des Hommes.
Foto di A. Frazzetta
Macaneta ha chilometri di spiaggia bianca e deserta, ma la parte più bella è arrivarci. I mozambicani non hanno un codice della strada. O meglio, ce l'hanno sicuramente, ma la sua interpretazione è del tutto arbitraria e personale, un po' come avviene in alcune nostre città.
Per arrivare alla spiaggia bisogna si deve attraversare il fiume su una zattera dall'aria poco rassicurante. Nell'attesa di essere imbarcati, alcuni bambini si avvicinano alla macchina e ci offrono animali fatti di foglie. Impossibile resistere.
Foto di A. Frazzetta
Scesi dalla zattera siamo nel mezzo del nulla. I nostri pick-up scalano a fatica i dossi artificiali creati da immensi tubi mezzo seppelliti. Per chilometri una pista taglia la palude verde e infinita, dove si sente solo il rumore delle canne agitate dal vento. Ci perdiamo. Le nostre macchine affondano nei sentieri fatti di sabbia morbida e finissima. Ci circonda un gruppo di mozambicani. Pensiamo: ecco, è fatta. In tutte le guide sul Mozambico mettono in guardia: adesso ci rubano la macchina e ci mollano qui, sotto il sole e in mezzo al nulla. E invece no. Ci aiutano a tirare le ruote fuori dalla sabbia, ci indicano un posto all'ombra dove parcheggiare le macchine, e ci guidano a piedi fino alla spiaggia. Poi ci lasciano da soli. A destra e a sinistra chilometri e chilometri di sabbia bianca. Non c'è nessuno. Davanti a noi, l'oceano.
Foto di A. Frazzetta

Quinto giorno
Di nuovo ad Antiguos Combatentes. Ai bambini che hanno frequentato la lezione due giorni fa se ne sono aggiunti parecchi altri. Fuori, sotto un grande eucalipto, le bambine più piccole si tengono per mano in un grandissimo girotondo e cantano canzoni in portoghese, assistite da una insegnante.
Foto di A. Frazzetta
I maschietti giocano a calcio a piedi nudi. Cadono sui sassi ma si rialzano senza un lamento, senza una lacrima. Alcuni si destreggiano nel far volare aquiloni costruiti con sacchetti di plastica. Stefano e Federico, della troupe, fanno casting alla ricerca di un bambino a cui far interpretare una clip sul problema della malaria, davvero enorme in questa zona.
Foto di A. Frazzetta
L'aula è affollatissima e soffocante, più di quanto non lo fosse già venerdì. Finalmente vedremo come i ragazzi hanno svolto il tema suggerito nella lezione precedente. Gli era stato chiesto di disegnare una storia di un paio di pagine in cui Mauzaço (Cattivik), doveva cercare di appropriarsi, senza fortuna, di qualcosa di estremamente prezioso. Sfogliando il loro lavoro ci viene quasi un groppo alla gola: le mire malvagie di Cattivik si sono concentrate prevalentemente, non su forzieri pieni d'oro o inestimabili gioielli, ma su abiti stesi ad asciugare e pentoloni di zuppa fumanti.
Uno dei disegni realizzati dai bambini del centro.
Sesto giorno
Nuovo giorno, nuova Casa del Sole. Oggi Silver è nel centro Xinonaquila, nel distretto di Boane, a un'ora di distanza da Maputo. Questo centro è forse un po' più urbanizzato di Antiguos Combatentes: qui i bassi edifici sono in muratura, e dispone anche di una latrina (senza porta, ma i bambini, a richiesta, sono ben contenti di montare la guardia all'esterno). Nel villaggio troviamo anche un chiosco che vende l'ottima Laurentina, la più famosa birra Mozambicana.
Anche qui gli allievi sono disciplinati e attenti, se non venissero distratti dalle evoluzioni della steadycam di Federico che si avventa all'improvviso come un falco su gruppi di bambini che scappano ridendo e strillando. Lalezione ricalca quella precedente, ma con nuove sorprese: quando Silver disegna schematicamente il cane Mosè che bastona il povero Lupo Alberto e chiede che cosa rappresenti la scena, la classe scoppia a ridere divertita...
Yara, la nostra interprete mezzo italiana e mezzo mozambicana, traduce l'unanime risposta: è un papà che picchia un bambino. E continuano a ridere. Ci colpisce la naturalezza con la quale questi bambini, privi non soltanto di tivù e videogiochi, ma anche di fumetti e libri illustrati, imparino a padroneggiare in poche ore il linguaggio della narrazione per immagini.
Settimo giorno
Dobbiamo concludere in fretta la seconda e ultima lezione a Xinonaquila. Alle quattro inizia l'imbarco, dobbiamo fare i bagagli, lasciare l'albergo, salutare gli amici, raggiungere l'aeroporto. È passata una settimana che a noi è sembrata un mese, siamo consapevoli che nei villaggi la vita continuerà anche dopo di noi, i bambini continueranno a sorridere, a correre dietro ai palloni sgonfi e agli aquiloni, e le bambine a cantare le loro filastrocche in portoghese.


Purtroppo sappiamo anche che i Mondiali hanno un risvolto negativo sulla vita di molti bambini della zona. Ma partiamo con la consapevolezza che almeno questi bambini sono al sicuro.
Lasciare questo magnifico Paese per tornarsene in Italia non è facile. Ci siamo innamorati del Mozambico senza quasi accorgercene, e il pensiero di doverlo lasciare per chissà quanto tempo stringe il cuore. è un posto unico, magico, bello da commuoversi. Ma torneremo. Torneremo presto.
Foto di A. Frazzetta


Guarda : il video di Silver / Lo spot di Terre des hommes



2 commenti:

Anonimo ha detto...

Voglio andare anch'io in Mozambico:)))
Da che parte è?

CirOlmo ha detto...

Complimentoni a Silver e ai ragazzi, ho visto il video, è veramente una bellissima iniziativa.. Ma perchè non partire con tutta la redazione del Lupo? Ogni tre anni qui da me si ha la possibilità di andare in Africa come volontariato, ma andarci anche con la variante del fumetto sarebbe il massimo ^_^

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